Zibaldone

POTENZA O CHIACCHIERE?

Diciotto gennaio 2007

Ieri, 17 gennaio 2007, incontro un mio ex compagno di scuola. Lavora nell'ambiente medico come fornitore di materiali e nel parlarmi degli studi di sua figlia mi dice sbalordito che quando (quattro anni fa) aveva visto il programma della media inferiore gli era sembrato di sognare.

"Come posso spiegarti, Claudio? Io, passando nei vari ospedali, vedo che tutto cresce continuamente di potenza. L'appendicite che tre anni fa si faceva così, due anni fa si faceva già cosà e oggi invece nemmeno quasi più ti tagliano. La scienza medica continua a crescere. Invece, il programma di mia figlia alle Medie era assolutamente identico a quello che avevamo fatto noi quarant'anni fa. Non so se mi capisci... Identico, come se il tempo non fosse mai passato, come se fosse...".

A me è venuto quasi da ridere. Lui nemmeno sa del mio libro, ma nel parlare sembrava che lo stesse leggendo. Però qualcosa si è mosso. Parlando con il responsabile di un sito di matematica (http://www.polito.it/polymath) ho scoperto programmi formidabili per l'apprendimento di Geometria e Matematica.
Fortunatamente
sono rimasto indietro, ma quello che mi ha divertito facendo passare internet per informarmi di CABRI e DERIVE è stato che al creatore di uno di questi programmi i professori spesso dicono:

"Ma lo sa che da quando in classe abbiamo adottato il suo programma, l'insegnamento si è rivoluzionato?"

Micidiale, vero? Nel computer c'è la potenza dell'intero pianeta e loro si ritrovano quasi meravigliati e spiazzati che la didattica si rivoluzioni. Quando sono comparse queste macchine tutti i professionisti ci si sono buttati a peso morto perché era il mezzo per aumentare all'infinito la potenza nel proprio specifico lavoro. Ma siccome era tutta gente che lavorava nel mondo di Galileo da almeno quattrocento anni, gli è venuto ovvio ed istintivo capire al volo. I professori, invece, in moltissimi ancora non hanno capito una mazza, e così a scuola hanno le loro due belle "aulette di informatica" (da gestire a turno, oggi va questa classe e domani quell'altra) perché non sanno che la didattica è esattamente come tutto il resto. O aristotelica (e quindi sempre uguale a sé stessa), o galileiana (e quindi di potenza crescente e virtualmente infinita). Riesco a spiegarmi? Invece di fare fuoco e fiamme per le macchine e persino uccidere per averle su ogni banco, stanno ad aspettare. Proprio perché, sotto sotto, non sanno bene che farsene.

Così, dopo cinque anni di latino e di greco e migliaia di ore di studio, per tradurre "Ciao mamma, oggi a scuola è andato tutto bene" all'esame di maturità, a quattrocento anni dall'inizio del mondo galileiano, debbono ancora prendere in mano il vocabolario perché non conoscono al volo quelle mille parole di base. Così, in terza non ricordano più quello che hanno fatto in prima. Così, se per istinto vogliono approfondire quello che potrebbe un giorno servire per le scelte di lavoro e specializzarsi, non possono farlo e debbono aspettare - forse - il mercoledì dalle 10 alle 11 perché si va "nell'aula di informatica di cui la scuola è ben dotata" (nel pronunciare questa frase, per favore, fate la bocca a culo di gallina, a mo' di professoressa che illustra la scuola ai genitori dei futuri allievi).

La soluzione? Potenza smisurata in costante crescita. Il resto sono soltanto delle grandi chiacchiere.

(Ved. Cap. Interfaccia)

Indietro