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Vorrei ora affrontare - anche per dire qualcosa di nuovo - un argomento un po' delicato, del quale mi assumo ogni responsabilità ma che a mio avviso fa da contorno, anzi da assurda base, allo scritto di questa mamma. Siamo d'accordo sul fatto che la scuola non ha le competenze psicologiche e quindi non è in grado d'intervenire. D'accordo anche sul fatto che in assenza di professionisti siamo necessariamente in presenza di tutte le più fantasiose ipotesi aristoteliche. Ma non trovate che vi sia qualcosa di incredibilmente folle alla base di tutto? Anzi, qualcosa di impossibile per principio? «Perché un ragazzo sano, non malato, privo di problemi fisiologici e mentali, può in un determinato ambiente essere abulico e rinunciatario per più di dieci anni? Non per una mattina, cioè! Non per mezzo pomeriggio! Non per tre interi giorni (che già sarebbe una follia)! Ma per dieci interi anni? Anche di più?! Un ragazzo e quindi - per definizione - una persona che dovrebbe essere la voglia stessa di vivere?» È un messaggio implicito in tutta la mia Lettera alla Scuola e che la mamma rende bene con la sua sorpresa di vedere un figlio partire bene e poi pian piano ritrarsi. L'istituzione è lontana dalla frontiera, non sa nemmeno cosa sia e quindi...? Quindi? Quandi toglie l'aria?! Sì, la toglie ai professori come la toglie anche agli studenti. Il problema è che questo mondo impiegatizio - io sospetto - dove le nozioni vengono sempre fornite a bocconcini, senza mai una visione d'insieme e soprattutto potenza, potrebbe forse essere dieci volte più insopportabile per un maschio che non per una femmina. E per più motivi. «Forse, signore femministe! Dico solo forse» La natura mette al mondo i maschi per la lotta ed il combattimento (non importa che sia il semplice passare i geni migliori o fare la guerra o lavorare) e quindi la mia impressione è che siano proprio questi i più a rischio oggi nella scuola. Ovviamente, mancando di statistiche posso soltanto ipotizzare; ma so per esperienza che i maschi danno i risultati migliori quando sono messi sotto pressione (e quindi comandati con inflessibilità e decisione), oppure perché sentono di essere alla frontiera, in un mondo cioè dove tutto è possibile e si può andare oltre. Dico questo tanto per i giovani come anche per gli adulti che infatti (professori) si cercano sempre una seconda attività. I maschi, stringi stringi, sono forse Ulisse e le femmine invece Penelope? Le femministe diranno il contrario, protesteranno che sono tutte vecchie storie, ma intanto non sono ancora riuscite a trovarsi uno straccio d'identità (sono infatti già alla terza e stanno pensando addirittura alla quarta). Anticamente, nei grandi collegi come nelle scuole più
tecniche, i maschi avevano tutte e due le condizioni per dare il meglio
di sé. Infatti l'educazione era molto severa e non poteva mai essere
messa in discussione. In più avevano la sensazione della frontiera
perché tutto attorno c'era una popolazione fondamentalmente ignorante
(ne abbiamo già parlato nel capitolo La Bottega). Cos'è la frontiera? Ne abbiamo già parlato nel capitolo Interfaccia e non è il caso di ripeterci. Ma quanto sopra per arrivare a considerare la domanda iniziale, completamente assurda, in un'ottica diversa dal solito. Un mondo di impiegati, con orari da impiegati, procedure da impiegati, modi di fare da impiegati, obiettivi da impiegati, strumenti da impiegati (magari proprio di duemila anni fa, sia chiaro), potrà essere tutto tranne che una splendida frontiera. Poco ma sicuro! Non è forse vero che la scuola procede per bocconcini? Un bocconcino tutti i giorni di storia, un boccoccino piccolo piccolo di scienze, un bocconcino di lettere, un bocconcino dall'antologia, un bocconcino di geometria, mai un libro letto da cima a fondo in tutto l'anno, un bocconcino di latino, un bocconcino di inglese Bocconicini, bocconcini, sempre bocconcini!! Ma dov'è starebbe la potenza? La frontiera? Nei bocconcini?? La scuola uccide l'azione? Uccide la forza? Uccide la frontiera? Se le cose stanno così allora uccide soprattutto i maschi!! Questo ragazzo che alle elementari voleva vivere e partecipare, e che invece si ritrova stranamente fuori da tutto, non potrebbe essere una delle tante vittime di una scuola femminilizzata, cioè priva tanto di inflessibilità che di frontiera? Il ragionamento e la consapevolezza sono ottimi per la crescita in un mondo moderno, ma non manca un pochino l'aria in mezzo a tutti quegli strazianti ed impiegatizi bocconcini? La magia, la fantasia, l'avventura, l'improvvisazione, il seguire una pista per vedere dove si arriverà, dove cavolo sono? La frontierà non è più l'essere studenti in un mondo di ignoranti e quindi dovrà per forza essere qualcosa di vivace, di dinamico, di potente, di grande! Dov'è questa frontiera? I maschi giovani, poi, richiedono anche almeno il triplo dell'attenzione solitamente pretesa dalle femmine. I maschi, infatti, hanno una strada molto più lunga da percorrere e quindi debbono essere continuamente rassicurati e sostenuti. Non potrebbe essere successo - soprattutto avendo una personalità sensibile e comunicativa - che il ragazzo si sia ritrovato schiacciato (oltre che dall'impossibilità di accedere da solo ai mezzi per imparare) dalla massificazione della più tragica routine? In pratica, nemmeno ha potuto avere quello che gli adulti della scuola, proprio in quanto adulti, avrebbero potuto dargli in un rapporto vero ed autentico essendosi però liberati delle Antiquae Procedurem Scolastichem? (Non fate caso al latino, ho fatto lo scientifico e leggetevi il capitolo Fantasmi oltre che Interfaccia). In tutta la lettera di questa mamma non si parla infatti
mai di macchine, cioè di computer. Non intendo computer nel senso
di strumenti di lavoro (in un istituto tecnico possono gestire macchine
utensili o calcolare dati o fare progetti), ma computer per l'insegnamento
in sé e per sé, cioè i computer come super lavagne
gestite dai professori e programmate dagli stessi in continuo miglioramento
statistico . Nemmeno si parla di aule super attrezzate o di grandi
sforzi degli insegnanti per stimolare e divertire i ragazzi. Dunque, possiamo
sospettare che i professori trovati da ragazzo sulla sua strada, sia alle
elementari come alle Medie Inferiori, al Liceo Scientifico e forse (addirittura)
all'Istituto Tecnico, siano esattamente quelli di Lettera alla Scuola.
Professori (e professoresse!) che sono andati in
classe soprattutto per far perdere tempo ai propri allievi e che quindi,
non clonando mai il proprio insegnamento, non sono stati in grado di potenziarlo
anno dopo anno, non trovando così tempo vero per i singoli ragazzi
e addirittura hanno depresso dei potenziali fantastici. Il potenziale
di un ragazzo che da solo, magari, chissà perché, ti fa
il programma di geometria del triennio in soli sei giorni e poi ti diventa
un ulteriore fantastico tutore in classe per i suoi compagni più
deboli. L'assenza di una didattica ferocemente su macchina (la macchina,
la lunga mano dei maschi sul mondo!) o almeno attrezzature, non la
dice lunga su una certo tipo di scuola? Questo ragazzo ha forse trovato gente continuamente in mezzo ai piedi a frenare ed impedire? Gente che doveva "interrogare decine di allievi", doveva "spiegare", doveva "reinterrogare", doveva "rispiegare", doveva "consegnare i compiti in classe", doveva far "scrivere sul diario", doveva "assentarsi perché malata", doveva "controllare le note sui diari", doveva "controllare le firme sui compiti in classe e pretenderle", doveva "fare qui" e doveva "fare là", ogni volta fermando l'intera classe in attività paranoiche, noiosissime, oppure condizionando gli allievi a tempi e modi che per alcuni sono troppo sbrigativi, per altri troppo lenti, per altri ancora non era il momento adatto, per altri che volevano fare invece bisogna fermarsi eccetera eccetera? Sarebbe così folle pensare che a questo ragazzo è mancata l'aria? Se fosse vero che la scuola di oggi ha sempre meno moneta per i maschi, allora sarebbe altrettanto vero che una mamma - intervenendo pesantemente - non potrà aggiungere niente altro che della ulteriore femminilità dove ce n'è già fin troppa. Potrebbe così essere vero che Penelope insiste tutti i giorni perché Telemaco trovi meraviglioso il mondo del telaio, dove la sorpresa è esclusa per principio e persino condannabile. «Hai già letto tutto il libro di geografia? Ma che bravo! Però adesso torna a posto perché devo spiegare la Danimarca ai tuoi compagni e poi ti dovrò anche interrogare sulle cinque paginette che c'erano per oggi» In pratica, traducendo nell'Odissea: «Cosa? Sai già portare una barca tutto da solo?! Guai a te se vengo a sapere che esci ancora in mare senza almeno una ventina di compagni!». Senza più il mare, perché non dovrebbe mancare anche l'aria?! |