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Un dettaglio della lettera che sfuggirà ai più, un dettaglio che soltanto un orecchio fine può percepire, è che di fatto che questa mamma presume, suppone, immagina che i suoi problemi siano anche di altri genitori. Crede, insomma, che suo figlio possa essere l'esempio emblematico di un fenomeno molto più vasto. Viene da chiedersi: «Ma in che senso crede?». Il preside, garante dei diritti, non fa delle statistiche ad ogni nuovo anno? Non le mette in mano ai genitori? - Statistiche di abbandono della scuola nell'anno precedente
e negli ultimi dieci
- Statistiche che mostrino dove vanno gli studenti che abbandonano (percentuale che va a lavorare, percentuale che va in altre scuole, quali altre scuole, percentuali di successi ed insuccessi dopo i passaggi, alunni che magari restano semplicemente disoccupati)... - Statistiche di successo scolastico divise in scaglioni, messe su grafico, facilmente intuibili da tutti (quanti sono i bravi, quanti i meno bravi, quanti i pessimi, come si comportano durante l'anno)... Questa mamma paga le tasse e deve presumere? Dopo anni di lotta sul ring è costretta a pensare, ipotizzare, immaginare che suo figlio possa (non è detto!) essere un esempio, come dice lei, emblematico? Le scuole costano fantastiliardi e a dicembre non producono statistiche? Le segreterie scolastiche, con il più alto numero planetario di personale rispetto al lavoro da fare, sono già fin troppo oberate e non debbono assumersi anche questi onerosi compiti? Questa mamma doveva scrivere ai professori dicendo: «Come sapete bene, mio figlio fa parte di quel 14 per cento di allievi che .». Questa mamma invece non lo sa. E perché non lo sa? Perché è inutile che lo sappia. «Cosa vorrebbe sapere questa donna? Non le basta di sapere come fa suo figlio? Quali altri dati le servono?» I dati che questa mamma dovrebbe avere in mano (e con lei altre centinaia di migliaia di genitori demotivati), potrebbero mostrare una situazione fuori da ogni logica del Mondo Occidentale. La situazione di percentuali di successo che, a parità di programmi scolastici, cioè con obiettivi identici a quelli di duemila anni fa, non crescono mai, anzi a volte calano. Quindi una potenza didattica priva di evoluzione e dunque aliena a tutto il resto. Naturalmente non è per astuto maneggiare che i genitori non sanno in che fascia percentuale stia il proprio figlio. Essendo la scuola al di fuori della potenza galileiana è naturale che tutto dipenda (come millenni fa) dal ragazzo in sé e per sé. Quindi è inutile fare statistiche. |