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Nel capitolo 9, La Bottega, si parla del diritto degli studenti moderni ad essere pagati, cioè ad avere uno stipendio.
Questo argomento però non è mai stato in programma neppure nell'angolo più remoto della mia mente. Nasce di colpo, come per magia. Il libro sta per andare in stampa e, dopo quattro anni passati a scrivere e documentarmi, improvvisamente qualcosa non quadra. Sento che il cerchio non è chiuso, non è affatto chiuso. Manca qualcosa. Il libro è già lungo così, perchè le incrostazioni nell'anima del professore italiano, statale ultra sovietizzato, sono infinite e occorre non lasciare spazio alcuno all'incertezza. Mi angoscia quindi l'idea di scrivere ancora. Eppure, non so come mai, improvvisamente vado in giro a chiedere agli imprenditori il perché di questo e il perché di quello. Le risposte che ho mi sbalordiscono, e allora capisco finalmente cosa mancava. Quel cerchio che per anni ho visto cercare di chiudere con parole, carte e stupidità varie, deve e può essere finalmente chiuso! E capisco anche che sono cambiati i tempi da quando il sig. Conte e la signora Marchesa mandavano a scuola i figli. Un cerchio la cui importanza vera, profonda, non è percepita nel suo complesso che da pochi. In appena due mesi, febbrilmente, scrivo il nono capitolo e la sua appendice (anche questa non in programma ma ulteriore logica conclusione). Sì, gli studenti vanno pagati, se no il cerchio resta aperto. |